Lo scopo del governo di scopo

emarèse

(La Riflessione Nuova, 9 aprile 2016)

Difficile valutarne l’ampiezza, ma qualcosa sta cambiando. Una parte della sensazione viene dall’evento di Emarèse del 2 aprile – anticipatore di tendenze economiche e di metodo – un po’ dalla stagione dei Congressi – uno finito (UVP) e uno che si prepara (Stella Alpina) – un po’ dalla fibrillazione nazionale. Vi è poi un altro segnale, l’idea di “governo di scopo”, di certo novità della settimana che supera di gran lunga la notizia del confronto dell’UVP con le altre forze politiche. E’ da pigri cronisti liquidarla come questione di potere e di sedie. E’ la proposta di un nuovo governo che porti la Valle fino al 2018, si suppone con un programma nuovo, probabilmente ancora da scrivere.
Certamente, visto lo stallo attuale, altro che “governo di scopo”, basterebbe un “governo dell’intendenza”, senza superuomini, per far rifunzionare la ferrovia, contenere le spese, tenere in piedi i servizi. Tuttavia, si deve riconoscere che un “governo di scopo” è politicamente qualcosa di più: è preparare la transizione post-2018.

Ci vorrebbe un premio alla determinazione, perché si tratta dell’ultima di una serie di iniziative lodevoli ma difficile va vedere attuate; l’idea è robusta, ma posta dinanzi davanti ai soliti ostacoli. Restano infatti due problemi da risolvere: la forza e l’indirizzo. Per questo nuovo governo di transizione ci vorrebbe infatti la forza di una maggioranza che proprio non si vede, neppure dall’altro della piccionaia della sala stampa in Consiglio regionale. E poi non è ancora chiara la visione d’insieme. Su alcuni punti infatti manca una piattaforma comune e stabile, pur nelle sfumature delle diversità: sulle riforme istituzionali (pro e contro il referendum d’autunno), sull’alternativa tra soldi da chiedere in più e sviluppo economico interno, sul posizionamento rispetto ad alcune riforme europee e quindi italiane, come scuola, lavoro, imposizione fiscale, o concorrenza.

Tranne che per alcune punte economico-sociali che hanno capito (come ad Emarèse), sono temi su cui non solo una parte del Consiglio Valle, ma la stessa comunità valdostana si dibatte sofferente alla ricerca di una strada e di qualche luce. Il punto politico che sbloccherà lo stallo sarà forse proprio questo: per dare forza ad un progetto politico, occorre un cambio di cultura e di visione nella comunità valdostana, in un mondo in cui i problemi sono cambiati, e in cui occorrono soluzioni nuove, da elaborare e da poi da attuare.

Enrico Martial

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