Regione Piemonte: un governo d’emergenza?

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Dovremmo guardare con maggiore distacco alla crisi che si manifesta in questi giorni in Consiglio regionale del Piemonte. E’ vero, deve essere biasimato e perseguito lo sperpero di denaro nelle spese dei gruppi consiliari che si è compiuto in questi anni di lassismo, mancati controlli, arroganze. E dovrebbe sin d’ora essere più trasparente l’intero sistema, che non pubblica sul web il bilancio complessivo del consiglio regionale, che naviga sul folle costo stimato di 57 milioni di euro all’anno, tra personale, servizi, locali, stipendi e servizi.

Guardando con distacco, il tema è però diverso.

Roberto Cota e la Regione Piemonte non ce la fanno, non ci riescono: è questo il punto. Hanno un debito gigantesco e in aumento, uno scollamento decisionale completo tra le ASL e la Regione, un debito regionale di 7-8 miliardi (miliardi) di euro e consolidato con partecipate e ASL di 13 miliardi (miliardi) di euro. Stiamo parlando di 3 punti di IVA sull’intero Paese per un anno, di passare dal 21% al 24%. Non riescono a governare il sistema regionale piemontese, non riescono a chiudere il bilancio di previsione entro il 31 dicembre, e da anni vanno in esercizio provvisorio. In questo modo, le ASL e le partecipate “stimano” quanto loro spetta, e spendono necessariamente di più. E poi qualcuno deve ripianare, con il debito.

Sarebbe già una tragedia, e non basta ancora.

La Regione Piemonte è un “sistema” che presenta una rigidità anti-riformistica almeno pari a quella delle corporazioni dei concessionari delle spiagge, degli autotrasportatori, dei tassisti di Roma. Appena si accenna non solo a mettere in mobilità, ma a non assumere i precari, ci sono proteste fisiche, accese e minacciose. Dell’economia reale, quella che produce lavoro reale fuori dal sistema pubblico, non se ne occupa nessuno in modo realistico, salvo con strumenti per l’innovazione in cui domina la fuffa rispetto agli effetti reali.

Quindi, non si riesce a governare. Non riesce a governare Cota, per limiti di competenza suoi, del suo entourage e del suo movimento piemontese. Neppure con l’unica spalla esistente lo riesce più a sostenere: e parlo di Progett’azione, un gruppo politico che in tempi non sospetti ha lasciato il PDL con un programma esplicito di riduzione della spesa e del debito regionale. Anche loro con i loro problemi: qualche eterogeneità culturale e politica, l’impossibilità di raddrizzar le gambe ai cani in un clima politico arrogante, posto saldamente in difesa delle partecipate, della confusione, e dei privilegi piccoli e grandi.

Da cui questi primi accenni alla liquidazione della classe politica attuale, che emerge dalla bagarre dei rimborsi ai gruppi consiliari.
Insomma, il Piemonte non si riesce più a governare. Forse occorre una soluzione meta-politica, cioè qualcosa che salti la politica: un governo tecnico, che dovrebbe guidare la macchina con fermezza e cambiamento anche in caso di scioglimento del Consiglio regionale. Ma la legge non lo permette, perché è rigida, copiata sul decisionismo sognato del modello dei Sindaci eletti direttamente. Eppure, anche se eletti direttamente, questi non sono capaci a governare, e nemmeno ne avrebbero la forza politica, anche con la legittimazione politica del voto diretto e personale.

D’altra parte, una soluzione dell’alternanza a sinistra non è auspicabile. Il centro sinistra è all’origine dell’esplosione della spesa: fu Bresso a consolidare gli assistenti dei gruppi consiliari in funzionari regionali – aiutiamo i precari !, fu Bresso a lasciar le briglie sul collo al sistema delle partecipate e anche delle ASL. Il centro sinistra è uno dei soggetti che più resistono al controllo della spesa e alla riduzione delle partecipate. Neppure una seria alternanza in Regione, magari con una guida Fassino potrebbe aiutare. Fassino in comune di Torino non riesce neppure a rimettere in moto GTT, bloccato da mille voti incrociati e tutti politici, in un Municipio poco sabaudo nei cui corridoi ci sono ancora le scrivanie degli uscieri, come ai tempi di Totò. Neppure Fassino potrebbe affrontare il debito di 13 miliardi di euro della Regione.

Come fare? Difficile a dirsi: forse costruire e ricostruire partendo dalle risorse profonde del Piemonte, quelle che a questa classe politica sono proprio estranee. E sicuramente facendo in gran fretta.

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