Come la Scozia e le Fiandre difendono la Catalogna

catalogna

Le regioni europee con più forti movimenti indipendentisti – Paesi Baschi, Scozia, Fiandre – hanno guardato con pubblica prudenza agli eventi in Catalogna. Tra queste regioni vi sono relazioni consolidate, amicizie personali, qualche associazione comune.

LA SCOZIA

Il 9 ottobre, il parlamento scozzese ha approvato una mozione che invitava a “rispettare” l’esito del referendum indipendentista catalano, condannando gli eccessi della polizia spagnola. Era il clima di quei giorni, che si è fatto presto più prudente, con inviti al dialogo e alla ricomposizione. Al momento della dichiarazione d’indipendenza del 26 ottobre, mentre molti prevedevano la richiesta di riconoscimento della nuova repubblica, lo Scottish National Party (SNP, 41,7% al parlamento scozzese) invitò ancora dialogo tra Barcellona e Madrid.

La linea moderata però non incontrava il sentire di tutto il partito. Se il 1° novembre con un tweet la first minister Nicola Sturgeon condannava l’arresto e la detenzione dei ministri catalani, già il 31 ottobre ventun parlamentari (tutti SNP) firmavano una mozione per invitare le istituzioni europee e internazionali a riconoscere l’indipendenza catalana, favorendo la pacifica transizione di poteri dalla Spagna alla neonata repubblica. Era nato un bel dilemma, con tensioni politiche interne. Da un lato si doveva constatare la rigidità di Bruxelles nel sostenere il governo di Mariano Rajoy, e quindi mettere dei dubbi al proprio filo-europeismo. Dall’altra, si prendeva atto che le amicizie e le relazioni con i catalani erano sempre solide, e che si trattava di capire come aiutarsi a vicenda, in modi opportuni, ora che il tema dell’indipendentismo – in Spagna ma forse in Europa – diventava un fenomeno degno del carcere.

 

leggi su Formiche

LE FIANDRE

Nelle Fiandre belghe esistono due partiti indipendentisti: l’N-VA (nuova alleanza fiamminga, nel 2014 oltre il 20% alla Camera belga, oltre il 31% al parlamento fiammingo) e il Vlaams Belang, di estrema destra (nel 2014, 3,6% alla Camera belga, quasi 6% al parlamento fiammingo). Con l’accordo politico per l’insieme del Belgio del 2014, l’ambizione separatista è stata messa in sospeso, e N-VA partecipa al governo federale presieduto da Charles Michel (MR, 9,6% alla Camera, 26,7% al parlamento vallone).

Quando Puigdemont è arrivato a Bruxelles, il 30 ottobre, il problema catalano era già entrato nella politica belga: Theo Francken, di N-VA, noto per altre polemiche e segretario di Stato per le migrazioni e l’asilo aveva già parlato di accoglierlo e proteggerlo. Michel era preoccupato di una possibile crisi con Madrid e l’UE, e la consegna è stata stretta: niente contatti – specialmente di N-VA – con Puigdemont. Il quale, da parte sua, ha confermato di non avere intenzione di coinvolgere la politica belga e di considerare Bruxelles un luogo “europeo”.
Nell’intesa raggiunta tra le forze fiamminghe e valloni, se la politica interferisse, cioè se la Spagna esercitasse pressioni sul Belgio e queste fossero ascoltate, allora i partiti fiamminghi potrebbero mettere a repentaglio l’accordo del 2014 e la sopravvivenza del governo. La questione viene dunque “politicamente” confinata nell’ambito giuridico: confidando sulla possibilità che Puigdemont abbia argomenti per difendersi nei confronti di un mandato di arresto internazionale. Il leader catalano è protetto dalle leggi, come qualsiasi cittadino europeo, ha detto Charles Michel, primo ministro federale.

D’altra parte, il Belgio ha memoria di passaggi di baschi e catalani sul proprio territorio, non solo degli ultimi decenni che hanno interessato l’avvocato di Puigdemont, Paul Bekaert. La più profonda riguarda la guerra, come si ricorda sulla stampa fiamminga di questi giorni. Nel maggio del 1940, poco prima dell’invasione tedesca, era in Belgio il presidente catalano, Lluis Companys, in fuga dalla fine della repubblica e dalla guerra civile spagnola. Sarebbe stato arrestato in Bretagna in agosto, e poi estradato e fucilato in Spagna, il 15 ottobre. Il presidente basco, José Antonio Aguirre, grazie ad aiuti fiamminghi riuscì invece a fuggire a Panama il 7 gennaio 1941, per approdare, dopo un giro tortuoso, negli Stati Uniti.

5 novembre 2017 su Formiche

Scorri