14 miliardi e non sentirli

Palazzo-RegionePiemonte

Al convegno “Abitare 2.0” organizzato il 12 febbraio da Nuova Energia, c’erano tre assessori e un presidente di Camera di commercio, con un parterre di professionisti, imprenditori, proprietari di vera qualità. Mentre si parlava d’innovazione, di partenariato pubblico-privato, di tecnologie verdi e di funzione del fabbricato, il discorso è andato a cadere sui soldi che son finiti.  Va bene, la mancanza di denaro è stimolo all’innovazione, al mercato: un fatto positivo. Se non fosse che questa consapevolezza è di solito da noi accompagnata – com’è avvenuto nel convegno – da gran sensi di colpa, sui soldi che si son precati e che forse neppure ci spettavano.

Questo cospargersi di cenere per i peccati passati è certamente un bene, perché invita a migliorarsi, e
perché in Valle, adusi a criticare ogni muretto e teleferica, il controllo sociale è forte: le cose losche
diventano presto chiare ai più, e alla fine il troppo scaltro (a meno che non sia proprio un genio) vien
pescato, e quantomeno privato di stellette.  La Valle è un luogo dove il controllo sociale (quindi politico) esiste, dove due Presidenti che viaggiavano in elicottero hanno presto visto sgretolarsi la loro maggioranza, anche perché viaggiavano in elicottero.

La Regione Piemonte ha circa 14 miliardi di debiti, 8 suoi e circa 6 delle partecipate, senza contar province e comuni. Non chiude mai il bilancio (la legge regionale di stabilità) il 31 dicembre e va sempre in esercizio provvisorio. Diventano sfasati anche i bilanci delle ASL, così ognuno spende stimando quanto gli spetta, e ovviamente spende di più. Per capirsi, 14 miliardi sono circa 3-4 punti di IVA in meno per l’anno prossimo per tutta l’Italia, dal 22% al 19%. Eppure, laggiù i sensi di colpa non si vedono, e i miliardi sembrano leggeri: il Piemonte così poco sabaudo vorrebbe acquisire la Liguria (il progetto Limonte della Bresso) e fors’anche la Valle d’Aosta (proposta Chiamparino et alii sulla fusione delle Regioni).

Non siamo svizzeri, ma in Valle i bilanci si chiudono per tempo, e i tagli si fanno prima dei debiti. Le opere pubbliche sono presenti, anche se si poteva far meglio. Per questo in Valle, quando si indugia sulle nuove maggioranze, si potrebbero produrre meno dubbi e sensi di colpa, e avere più serenità sul proprio passato e più coraggio per il futuro. Gli accordi e i programmi sarebbero senz’altro più facili da costruire.

Gazzetta Matin, 16 febbraio 2015

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